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La situazione tedesca

Attraverso la riflessione noi, quindi, pensiamo, e con il pensiero cogliamo ciò che c'è di vero nella realtà. Questo pensare non può es­se­re un pensare indipendente ma deve essere un pensare completo, che non si fermi a delle conoscenze distinte, ma sia un pensare il tutto. Ecco da questo il bisogno di un'organica sistemazione delle scienze in un sapere circolare, nel quale ogni cerchio sia rappresentato da una scien­za, secondo uno schema che potrebbe essere quello della "comples­sità crescente e generalità decrescente"; di cui ultimo, circolo dei circo­li, si ponga la filosofia ed il cui significato sia quello di es­sere parte di ogni scienza e non risolversi in nessuna di esse comple­ta­men­te; <<Ciascuna delle parti della filosofia è un tutto filosofico, un circolo che si chiude in Se stesso; [...] il tutto si pone perciò come circolo di circoli.[1]>>

Ecco allora che si genera una filosofia che si pone come sistema, e che, come sistema, si pone alla base del sapere filosofico; <<Il me­desimo svolgimento del pensiero, che è rappresentato nella storia del­la filosofia, è rappresentato anche nella filosofia, [...] La scienza di esso è essenzialmente sistema, [...] Un filosofare senza sistema non può essere niente di scientifico[2]>>. Questo passaggio, che può a­vere un sapore bizantino, è in realtà assai importante, perché con esso si get­tano le basi attraverso cui il sistema filosofico di Hegel si pone non più come pensiero, ma come sistema ideologico-culturale che intende e­sprimere e guidare la società in cui si colloca. Riusciremo ora a capire come si innesta tutta la costruzione filosofica del pensiero hegeliana con il suo modello di Stato.

Hegel non è il filosofo dell'idealismo, o meglio non è solo il filosofo dell'idealismo, ma il teorico del riscatto del popolo tedesco. Il suo sistema filosofico parte dal pensiero ed arriva alla costruzione dello Stato; tratta di tutto, ed il filo conduttore è quello di una rivoluzione, anche se ben diversa da quella francese. Riformare il pensiero così come riformare lo Stato è l'obiettivo che Hegel si pone; riscattare la cultura del popolo tedesco, rimasto al palo di fronte alla storia, rispetto ad un'epoca contraddistinta da quella francese, e riformare lo Stato troppo ancorato all'esperienza dei valori legati alla rivoluzione francese .

Il panorama della società tedesca era composto essenzialmente da classi stratificate ognuna potenzialmente animata da malcontento. Il ri­formismo napoleonico aveva di fatto incentivato la trasformazione della società verso assetti che passavano dal feudalesimo al modello capita­listico; mancava tuttavia la forza di una classe borghese, anche se era consistente la presenza di un ceto-medio, avanzata ed illuminata che si facesse portavoce di una trasformazione radicale, e che sopperisse alla <<mancanza di una rivoluzione materiale, nella fattispecie la mancanza di una fattuale rivoluzione borghese in Germania[3] >>. Inoltre la struttu­ra politica era caratterizzata da un tessuto feudale che, anche se ri­condotto ad unità dall'invasione napoleonica, mancava ancora di q­uella connessione economico-produttiva necessaria per essere definita uno Stato. In questo cosmo così vario esistevano due anime contrapposte le cui spinte avrebbero generato effetti profondamente diversi: <<Nei sim­patizzanti del riformismo borghese era [...] convinzione che teo­ria e pensiero fossero strumenti per rigenerare una realtà insoddisfacente [...]. Quest'eredita' di attivismo agiva non meno, paradossalmente, in chi a riforme auspicabili assegnava invece [...] ripristino di valori filosofico-morali dell'antico regime.[4]>>

Hegel si trova di fronte un paese caratterizzato da due elementi in disaccordo tra loro per lo sviluppo della Germania: una società di­visa in classi ed una composizione politico geografica feudale. Nelle classi egli vede dei canali di forze ed energie che, se animate da una spinta centripeta, possono essere la forza della nascente Germania; questa stratificazione deriva però dall'invasione napoleonica e si ri­conduce allo spirito della Rivoluzione francese, spirito che lui deve superare per dare alla trasformazione un carattere autonomo; in quel periodo vediamo la spinta da parte del partito "imperiale" austriaco di restaurare i privilegi della vecchia nobiltà come "ceto", aboliti nelle costituzioni napoleoniche. Egli vuole dare voce ad una parte della società e sia il contesto storico della restaurazione, che quello sociale piccolo-borghese, gli fanno ca­pire che la strada giusta, per arrivare ad una trasformazione necessa­ria della società tedesca, è quella di passare ad un nuovo modello, "ri­voluzionario" a modo suo. <<Le riforme dall'alto, senza concessioni al­la pericolosa democrazia delle masse, piacquero a parecchia opinione pubblica di non sopite simpatie per un cauto riformismo illuminato[5]>>. Hegel non vuole animare le masse, sa che deve cavalcare il contesto sto­rico-sociale nel quale il suo paese si trova: coesiste in lui, insieme ad un’aspirazione di modello filosofico, una vivissima attenzione ai fatti concreti della sto­ria.

Di contro nell'organizzazione feudale vede un ostacolo alla nascita di un paese unitario con un'economia forte, così come lo era stato fino a quel momento, e di uno spirito politico nazionale in grado di coagulare i cittadini in un concetto di nazione prima, e di Stato poi. Costituzio­ne della società civile per ceti, liberata dalle radici illuministico­ rivoluzionarie, ed unità politica sono i cardini dello Stato che si  delinea nel suo sistema.

Disegnato il suo sistema filosofico Hegel vi costruisce sopra l'architettura dello Stato. Egli vuole superare  il modello di Stato basato sui valori di libertà ed uguaglianza promulgati dalla Rivoluzione francese; valori, soprattutto quello della libertà, che per lui, nel modo in cui sono stati affermati dalla Rivoluzione, non sono valori universali perché non sono espressione dello spirito.

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[1]( in: Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Prefazione, in Lineamenti di Filosofia del Diritto [Grundlinien  der Philosopie des Rechts, 1821] a cura di G.Marini,  Roma-Bari,  Laterza, 1991, p. 99)

[2](ivi, p. 98-99)

[3](in: N. Merker, La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar, Roma, Editori Riuniti, 1990, p. 198)

[4](ivi, p. 215)

[5](ivi, p. 212)