La conoscenza razionale
L'intelletto coglie l'intuizione e crea la rappresentazione
su cui la ragione, per mezzo della riflessione, estrae l'universale dal concetto.
Nel cogliere la determinazione l'intelletto rimane nell'immediatezza e quindi
può cogliere solo quelle determinazione finite, astratte, che da sole non ci
danno l'universale, concreto <<Il pensiero, come intelletto, se ne sta
alla determinazione rigida e indifferenza di questa verso altre: siffatta
limitata astrazione vale per l'intelletto come cosa che è e sussiste per sé.[1] >>
Per raggiungere "pensieri oggettivi", che ci diano
la verità che deve essere l'oggetto assoluto e lo scopo della filosofia,
bisogna uscire dalle finità dell'intelletto. Bisogna, per comprendere la
natura del reale fare riferimento alla riflessione, ovvero comprendere che <<il vero degli oggetti [...] non si
trovi gia immediatamente nella coscienza, [...] ma che bisogna prima
riflettervi sopra per giungere alla vera natura dell'oggetto[2] >>, cioè attraverso il pensiero giungere
a cogliere l'universale, <<il valore della cosa, l'essenziale, l'intero,
il vero.[3] >> Questo universale posto
nell'oggetto, insito nella sua natura, non è frutto dell'oggetto, ma sono io
che, come pensiero attivo, lo creo, ne faccio il prodotto della mia attività
pensante. Ecco qui un altra separazione da Kant: il distacco dall'oggetto è
superato, quindi non è vera l'opposizione tra cosa e pensiero che il
criticismo kantiano aveva determinato. La distinzione fra realtà ed idea,
rileva Hegel, è cara all'intelletto astratto; ma non è vera per la ragione che
può cogliere la realtà nella sua vera natura. L'istanza critica di Kant, volta
a discutere i limiti della ragione, è quindi priva di fondamento.
Ecco quindi la scoperta sia del pensiero che dell'attività
del pensare, del soggetto pensante, cioè l'Io: <<Il pensiero come
attività è perciò l'universale attivo e propriamente quello che fa se stesso,
giacché il fatto, il prodotto è appunto l'universale. Il pensiero, rappresentato
come soggetto, è il pensante; e la semplice espressione del soggetto esistente
come pensante è l'Io.[4]>>
Si era arrivati a determinare descrittivamente le posizioni che possono essere
definite in questo processo della conoscenza che è poi il processo di sviluppo dell'idea.
Tale processo si realizza attraverso i tre gradi di sviluppo del pensiero;
esso quindi è prima soggetto posto nella sua determinata immediatezza, poi
oggetto come determinazione finita nella sua opposizione, in ultimo come unità
delle determinazioni nelle loro opposizioni. Ecco che la logica, come scienza
dell'idea si dispiega nei suoi tre momenti: <<A) l'astratto o
intellettuale, B) il dialettico, o negativo - razionale; C) lo speculativo, o
positivo razionale.[5]>>
Risulta chiara ora anche la distinzione dal primo idealismo;
per i primi esponenti dell’idealismo, tanto per Fichte quanto per Schelling
esisteva una inconciliabile antitesi unità e molteplicità, ciò ci è
confermato anche dalla conclusione mistico-religiosa di entrambi il loro
sistemi filosofici. Per Hegel questo dualismo è scomparso; solo l'unità
astratta è opposta al molteplice, l'unità concreta si realizza tutt'intera in
esso. L'assoluto è l'unità concreta che si rivela nelle differenze,
conciliandole senza annullarle; proprio attraverso queste differenze, ed i
loro conflitti, esso raggiunge la sua più alta unità. È un uno-tutto eracliteo
in cui l'unità scaturisce dalla guerra dei molteplici che la costituiscono.
Una distinzione è qui necessaria, che riprenderemo in seguito; per Hegel
l'unità è l'idea assoluta, è il sistema, la meta; la molteplicita' degli
opposti è il metodo, dove per metodo possiamo intendere il dispiegamento
dell'idea come via per raggiungere l'idea assoluta.
La vecchia logica aristotelica non riusciva a cogliere
l'unità perché si basava su due principi astratti come quello di identità e di
non-contraddizione. La dialettica, invece, basandosi sul principio di
contraddizione, consente di cogliere, attraverso la mediazione degli opposti, l'idea
assoluta. Questa mediazione degli opposti, la dialettica, è il metodo
attraverso cui raggiungere la meta; <<La dialettica ha un risultato
positivo, perché essa ha un contenuto determinato, o perché il suo verace
risultato non è il vuoto ed astratto niente, ma è la negazione di certe
determinazioni, le quali sono contenute nel risultato appunto perché questo
non è un niente immediato, ma è un risultato.[6]>>
Stabilito qual è il metodo si passa, anche grazie alla raggiunta distinzione
tra soggetto ed oggetto, e tra immediato e mediato, alla sua applicazione che
ci porterà allo sviluppo dell'idea,
attraverso i suoi gradi, fino al concetto, all'universale concreto.
Tutto questo viene descritto nella "Logica",
in cui il sistema triadico di evoluzione dell'idea passa tra i vari gradi di
questo sviluppo; prima attraverso lo sviluppo del soggetto, il concetto, che
nella sua immediatezza è "in sé"; poi attraverso l'oggetto, ovvero
il concetto che nella sua riflessione e mediazione è "per sé"; in ultimo
l'idea che completamente sviluppata ritorna in sé, cioè il concetto "in
sé e per sé". All'interno di ognuno di questi gradi di sviluppo si svolge
poi la mediazione dialettica tra universale, particolare e individuale intesi
come momenti in cui il concetto si svolge. Momenti che non sono da intendersi
come distinti in sé, attraverso cui l'individuale si delinea come unità di
universale e particolare; <<l'universale è ciò che è identico con sé,
espressamente nel significato che in esso è insieme contenuto il particolare e
l'individuale. Il particolare è ciò che è differente, o la determinatezza; ma
nel significato che esso sia universale in sé e stia come individuale.
L'individuale, infine, ha il significato che esso sia soggetto e sostrato, che
contenga in sé il genere e la specie, e sia esso stesso sostanziale.[7]>>
Hegel vuole annullare la distanza tra soggetto e oggetto;
vuole l'universale concreto. Attraverso il concetto raggiunge l'universale
concreto; che non può che essere l'unione vicendevole di particolare ed
universale inteso non come insieme di particolari simili in individui diversi,
che rimarrebbero per sé come delle astratte rappresentazioni intellettuali,
senza identità individuale; bensì come unità concreta dei tre momenti dell'identità,
della differenza, della ragion d'essere o contenuto. Insomma l'universale è
nell'individuo. Per questo motivo il concetto deve ulteriormente determinarsi
prima attraverso il giudizio; <<Il giudizio è il concetto nella sua
particolarità, come relazione, che è distinzione dei suoi momenti; i quali sono
posti come per sé stanti e insieme identici ciascuno con sé, non gia' l'uno
contro l'altro[8]>>
e quindi nel sillogismo: <<Il sillogismo è l'unita' del concetto e del
giudizio [...]. Il sillogismo è il razionale, e tutto ciò che è razionale.[9]>>
Con il sillogismo siamo arrivati alla completa determinatezza dell'oggetto.
Il concetto è totalmente sviluppato, è in sé. Esso racchiude l'unione tra
particolare e universale, come individuale che il soggetto pone davanti a
sé; come, appunto, oggetto completamente determinato:<<per oggetto
non si usa intendere soltanto un essere astratto, o una cosa inesistente, o
in genere alcunché di reale; ma alcunché di indipendente, concreto e compiuto
in sé; questa compiutezza è la totalità del concetto.[10]>>Questo
è l'oggetto posto davanti a sé dal soggetto, e non l'oggetto come cosa a sé
stante la quale, dal punto di vista dialettico, rimane priva di qualsiasi significato.
Anche l'oggetto, come oggetto a sé stante, come moltitudine,
ha un suo sviluppo che è sviluppo di rapporti in cui ogni oggetto, che sembra
essere nella sua indifferenza una totalità a sé, è poi assoluta dipendenza
dal molteplice: <<L'oggetto è perciò l'assoluta contraddizione della
indipendenza dal molteplice, e della dipendenza altresì completa della
medesima[11]>>.
Questi rapporti si individuano in tre meccanismi, che Hegel denominerà
specificatamente, e che si contraddistinguono in funzione della centralità relativa
di ogni oggetto assoluto in uno svolgimento di sillogismi. Anche l'oggetto si
evolve dialetticamente in tali rapporti per giungere, attraverso la negazione
dell'esteriorità e dell'immediatezza, dal meccanismo al chimismo alla
teleologia, dove il concetto è "per sé". E come concetto "per
sé" esso si realizza come scopo: <<Lo scopo è il concetto entrato
in libera esistenza, il concetto che è per sé, mediante la negazione
dell'oggettività immediata.[12]>>
Lo scopo trasforma l'oggetto, da elemento indipendente posto in modo
distaccato di fronte al soggetto, a realtà che contiene in sé il fine della
sua esistenza; realtà razionale.
Da ultimo l'idea,
sintesi delle posizioni opposte, che si richiude circolarmente riunendo
"in sé" anche ciò che era "per sé"; <<L'idea è il
vero in sé e per sé, l'unita' assoluta del concetto e dell'oggettività . Il
suo contenuto ideale non è altro che il concetto nelle sue determinazioni; il
suo contenuto reale è solo l'esposizione che il concetto si da' nella forma di
esistenza interna.[13]>>
L'idea è la ragione, la dialettica, la vita, il conoscere; l'idea è un
processo che si esprime come libertà, e questo processo è quello che, come
visto prima, attraverso il metodo, la dialettica, ci ha portato alla meta.
Ecco che con essa il conoscere assume quel segno di completezza che l'intelletto
nel suo astratto distinguere non riusciva a raggiungere, <<in essa,
tutte le relazioni dell'intelletto son contenute, ma nel loro infinito ritorno
e identità in sé[14]>>.
[1](in: Georg Wilhelm Friedrich Hegel, Prefazione, in Lineamenti di Filosofia del Diritto [Grundlinien der Philosopie des Rechts, 1821] a cura di G.Marini, Roma-Bari, Laterza, 1991, p. 124)
[2](ivi, p. 119)
[3](ibidem)
[4](ivi, p. 118)
[5](ivi, p. 123)
[6](ivi, p. 125)
[7](ivi, p. 131)
[8](ivi, p. 133)
[9](ivi, p. 144)
[10](ivi, p. 155)
[11](ivi, p. 156)
[12](ivi, p. 162)
[13](ivi, p. 167)
[14](ivi, p. 169)