L’errore di Hegel è stato senza dubbio quello di dividere società civile e Stato; l’errore di Marx quello di pensare che la soluzione di questo dualismo fosse la totale confluenza della società civile nello Stato per dare ad essa la dignità politica che diversamente non aveva, con la creazione di fatto di un modello sociale a totale scapito dell’individualità. Il fascismo, a sua volta, ripropose molto da vicino il modello hegeliano in cui, con le corporazioni, la società civile acquistava dignità politica nello Stato. Anche se può sembrare una contraddizione c’è un elemento che più di altri accomuna sia il fascismo che il comunismo: la nazionalizzazione del partito. Questo perché ogni sistema fortemente caratterizzato dall’ideologia ha bisogno di una struttura fortemente verticistica che assicuri, ed organizzi, il controllo del consenso. Il partito unico che diventa Stato; ovvero diventa l’unica espressione politica in cui i cittadini possono, in questo caso devono, riconoscersi. Quanto strano può sembrare che le due ideologie che tanto si sono contrapposte avessero in comune più di quanto non sembrasse.
Tutti gli ideologismi, dove con questi identifico le ideologie che assumono esasperatamente la forma dello Stato, hanno come caratteristica comune quella di contrapporre società civile e Stato politico. Anche quando tra questi due elementi si arriva alla fusione, come nel socialismo, si tratta sempre di una contrapposizione, perché si contrappongono due soggetti diversi di cui uno cerca di soverchiare l’altro. Un’eterna lotta il cui risultato non è l’identità ma la contraddizione, che prende la forma della sopraffazione di uno dei due in funzione dell’ideologia dominante in quel momento storico.
In realtà il problema sta proprio nel vedere società civile e Stato politico come soggetti a sé stanti, e soprattutto cercare di far corrispondere classi civili e classi politiche attribuendo l’identità politica degli individui all’appartenenza ad una di esse.
La società civile esiste, ed esistono di fatto in essa le classi sociali. Tuttavia lo Stato non deve esistere come qualcosa di costruito sopra di essa, né come qualcosa di contrapposto ad essa.
Nello Stato non esistono le classi politiche, né esistono emanazioni delle classi sociali in cui gli individui possano identificarsi politicamente; non esiste un’identità politica che caratterizzi le diverse classi sociali della società civile. Possono esistere degli interessi comuni a persone appartenenti ad una stessa classe sociale; ma l’identità politica degli individui si costruisce in modo trasversale alle varie classi sociali. Nello Stato esistono organizzazioni politiche, nelle quali i cittadini si riconoscono. Questi sono i partiti politici, che non devono essere organizzazioni verticali, cioè non devono basarsi su un’identità che gli deriva dalla società civile. I partiti devono trarre il proprio significato dal fatto che rappresentano dei valori; che i cittadini devono riconoscersi nei valori che vengono professati, che sono, appunto, trasversali alle classi della società civile.
La politica ancora oggi significa riconoscersi o meno in un’ideologia. Se noi guardiamo l’insieme dei partiti notiamo che questi propongono ancora l’identità o come appartenenza a classi sociali omogenee, oppure come identità ideologica.
Oggi tutti i partiti che professano ideologie sono ugualmente anacronistici. La caduta del comunismo ha chiuso un ciclo; con quest’evento le ideologie hanno fatto il loro corso, un corso irreversibile da cui l’umanità tutta dovrebbe aver imparato che esistono prezzi troppo grandi, che non vale la pena pagare, per affermare la supremazia dell’ideologia.
Dal punto di vista politico assistiamo ad una perdita di significato di destra e sinistra storiche, se i partiti che in esse si schierano sono solo legati ai vecchi concetti ideologici. Se pensiamo al significato che abbiamo sempre dato a questi schieramenti vediamo che ad uno corrispondeva il senso del moderno, mentre all’altro del passato, della conservazione. Questo perché il giudizio storico dei diversi regimi a cui corrispondevano, come applicazione pratica, le ideologie che li ispiravano era stato dissimile. Alla sinistra come la abbiamo sempre intesa era attribuita la modernità mentre alla destra la conservazione; che non vuol dire che non rimarrà vero, ma questa identificazione corrispondeva al rapporto con il quale esse si ponevano nei riguardi del passato. Guardando a quello che è accaduto nella storia europea, possiamo affermare che le categorie modernità e conservazione non risultano più applicate secondo gli schemi che per lungo tempo sono stati ritenuti validi.
Alla caduta del fascismo la destra rappresentava la conservazione mentre alla sinistra era deputato di rappresentare la modernità, l’avanzata della nuova società; essa era depositaria della ricostruzione di un mondo con nuovi ideali da affermare. La caduta dei regimi comunisti ha ribaltato questa situazione, ponendo a tutti gli uomini che in questo modello si riconoscevano il problema di come porsi dopo la fine di queste dittature. Alcuni si sono posti di fronte a questo problema con lo spirito del rinnovamento, del trapasso storico e dell’evoluzione; altri hanno mantenuto l’aderenza a quei modelli. Questi ultimi, che hanno voluto mantenersi legati all’identità comunista, si sono trovati, per un processo storico irreversibile, catapultati a rappresentare il conservatorismo, ovvero quello che fino ad allora avevano combattuto. Quindi destra e sinistra estreme unite, ancora una volta, a rappresentare la stessa categoria storica, quella della conservazione.
Cosa devono essere allora i partiti politici, se non quello che sono oggi? I partiti devono esprimere dei valori, e le categorie della modernità e della conservazione devono essere applicate come conseguenza dell’affermazione di un’insieme di valori all’interno della società, e non più in funzione del passato ma come visione d’insieme verso il futuro evolversi della società stessa.
Ritorniamo per un attimo all’enunciazione del concetto di ideale, a cui è indissolubilmente legato quello di valore. Prima abbiamo affermato che gli ideali, contrariamente alle ideologie, sono importanti per l’individuo e per la società quale aggregato sociale. Nasce allora spontanea la domanda: cosa è un ideale, cosa racchiude, quale può essere il suo contenuto? Facciamo una piccola parentesi per capire qual’è questa differenza concettuale tra valore e ideale applicata ai partiti.
L’ideale esiste ed è tale a livello individuale. E come tale, individuale, può essere interpretato soggettivamente; da ognuno concettualizzato e perseguito in modo personale. Posso fare come esempio quello della bellezza, o ancora della giustizia, come io, oppure un altro, la intendo. In quel momento, ovvero nel momento in cui io concettualizzo l’ideale, esso rimane fissato nel mio pensiero. E’ un mio ideale, ce l’ho fisso nella mia immaginazione, penso a come esso può essere concretizzato nella realtà, ed è diverso da quello di un altro individuo. Posso esprimerlo attraverso il linguaggio, che come altre, è una forma di rappresentazione. Posso altresì ricercare nel mondo esterno la corrispondenza di qualcosa al mio ideale concettualizzato; e questo indifferentemente se la sua applicazione è relativa a qualcosa di naturale, oppure di artificiale ed umano qual’è la società. Per esempio nel caso della bellezza io la rendo concettuale quale ideale, legato ad un modello estetico che mi soddisfa. Dopodichè come ho detto la posso esprimere, o attraverso il linguaggio, oppure attraverso altre forme di rappresentazione, quali la pittura o la musica, anche in virtù delle mie capacità individuali. Nel caso in cui sia io attraverso l’immaginazione a giudicare la bellezza, non faccio altro che confrontare quello che io ho concettualizzato, nell’ideale, con quello che osservo attraverso la rappresentazione, o nella realtà. Da questo confronto deriva il giudizio se l’oggetto in esame corrisponde o meno all’ideale di bellezza che in quel campo, a cui esso appartiene, io mi sono costruito; in poche parole se mi piace o meno. Stessa cosa dicasi se stiamo parlando di un ideale legato a qualcosa di artificiale, come la giustizia. I processi sono sempre i medesimi. Io concettualizzo la giustizia quale ideale, che in questo caso è inteso non come canonizzazione di un modello estetico, quanto come applicazione di un insieme di regole da perseguire all’interno della società. Poi la esprimo attraverso il linguaggio, e successivamente mi rappresento come essa è applicata, ovvero la rispondenza nella realtà del concetto di giustizia al mio modello ideale. Quindi l’ideale rimane qualcosa di individuale, qualcosa di concettualizzato e legato alla propria immaginazione e rappresentazione. Non deve esso, ideale, venire condiviso da altri; ognuno può mantenere all’interno della propria immaginazione il suo concetto di ideale, e per questo poterlo rappresentare ad altri, che hanno concettualizzato lo stesso ideale secondo un diverso immaginario.
L’ideale calato nella società è un valore. Ovvero il valore è l’ideale oggettivato, sul cui significato dobbiamo intenderci. Come tale, ossia come valore e non più come ideale, deve essere reso oggettivo, il suo contenuto non può essere interpretato; la sua salvaguardia, ed i diritti ad esso connessi, regolata e definita dalle leggi; la sua applicabilità non lasciata all’interpretazione del singolo individuo.
Quindi il valore è il concetto di ideale riportato nella società e come tale condiviso. Ne consegue che il valore, all’interno della società, è destinato a mutare nel tempo; sia perché muta il modo in cui un certo valore viene interpretato, sia anche perché cambia la sensibilità con cui ne viene valutata l’importanza in un determinato periodo storico. Quindi cambia l’interesse e la priorità, nella scala dei valori che hanno significato all’interno della società.
Finché l’ideale non viene condiviso esso non è un valore; rimane un ideale a cui ognuno dà un diverso contenuto, ed anche un diverso significato.
Crediamo ora di aver spiegato cosa intendevamo dire quando affermando che quello a cui dobbiamo tendere è che i partiti politici esprimano la modernità o la conservazione rispetto a dei valori che si vogliono affermare, o conservare, nel futuro all’interno della società. Ecco che, in questo nuovo modello di partito, l’identità politica diventa riconoscimento in un insieme di valori e non appartenenza ad una classe socio-economica della società civile.
Ne consegue che è necessario rifondare i partiti secondo l’aderenza a dei valori che, come detto, assumono nella società diversa collocazione e significato in funzione del diverso periodo storico. Allora i diversi partiti che professano diversi valori conseguono il successo politico, ovvero il successo elettorale, in funzione dell’alternanza di questi valori, all’interno della scala della società, secondo le mutate esigenze dei cittadini. Rimaniamo ancora per un momento a livello concettuale senza enunciare nessuno di questi valori.
Abbiamo detto quindi che lo Stato è l’espressione politica della società civile, che con essa non è in antagonismo; che la società civile esprime la propria identità politica, attraverso i partiti politici, come insieme di valori in cui l’individuo si riconosce; che ogni partito politico deve rappresentare alcuni di questi valori e che su questi l’elettorato si deve esprimere; che l’alternanza del successo dei partiti deve essere corrispondente all’importanza attribuita, ai valori espressi, all’interno della società in quel momento storico. Da tutto questo ne consegue che lo Stato deve rappresentare, e tutelare, dei valori; e che lo Stato deve riconoscersi in dei valori.
Ma fermiamoci un attimo; dopo quanto detto, quello che ne consegue è che ritorniamo a prospettare un modello di Stato che riconosce la validità e la presenza dell’ideale; solo che questo è svincolato dall’ideologia, ovvero non è ingabbiato in una struttura che lo vincola nel tempo, e che lo porta come destino al fallimento storico. L’ideale trasformato in valore, perché riconosciuto nella sua validità e oggettivato, non è esasperato nella sua affermazione da un meccanismo, ovvero dall’ideologia, che obbliga tutta la collettività a riconoscersi unicamente in esso. Esso o meglio, parliamo di un insieme di valori, diventano ispiratori dello Stato; prima di tutto perchè in essi i cittadini vi si riconoscono, e poi perchè, adeguando lo Stato a garantirne la loro applicazione, li tutelano.